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Articolo di Rosella Morelli e Mila Bertinetti
Foto di Mila Bertinetti
E’ stato un po’ per caso che abbiamo partecipato a un’esperienza insolita: un workshop per apprendere a suonare il tamburo giapponese, il taiko.
Da un’iniziale incertezza su come sarebbe stato l’incontro di un’ora e mezza con i maestri e gli istruttori di taiko, ci siamo ritrovate a praticare un’arte fisicamente molto impegnativa (a maggior ragione per chi non conosce bene i gesti e non sa economizzare le forze) ma di grande soddisfazione.
Il gruppo di una ventina di persone si è impegnato a seguire le istruzioni su movimenti e battute in una coralità di suoni e percussioni. Il raggiungimento di un ritmo preciso da parte di tutti era uno scopo che ci teneva vigili e concentrati. L’alternanza dei ritmi suonati da diversi sottogruppi aggiungeva entusiasmo agli sforzi comuni per ottenere un suono preciso e concorde. A chiusura del workshop i maestri hanno eseguito una breve performance che ci ha lasciato pienamente appagati, quasi una ricompensa agli sforzi fatti e una dimostrazione dei livelli che si possono raggiungere.
Il workshop è stato organizzato dall’associazione Munedaiko fondata nel 2014 che conta con un gruppo di giovani esperti in quest’arte e contribuisce non solo a farla conoscere ma anche a favorirne l’apprendimento. Si definiscono “ un gruppo di studio dedicato alla pratica e valorizzazione del tamburo tradizionale giapponese”.
Il taiko è il tamburo giapponese, di cui esistono varie dimensioni, dai 30 cm di diametro per i ko-daiko, fino ai 180 cm degli ō-daiko, ha forma a “barile” con doppia pelle alle due estremità e viene suonato con l’uso di bacchette di legno pregiato dette bachi. La varietà tsuzumi, con una forma a clessidra e di dimensioni contenute, diventa uno strumento “portatile” e i suonatori se lo legano al corpo con cinghie e cinture.
L’arte del taiko vanta una storia antichissima, che si fa risalire a secoli, se non a millenni fa, e appartiene profondamente alla storia del Giappone. I taiko con il loro suono potente venivano usati come strumenti marziali per incitare i guerrieri in battaglia o passar loro messaggi d’intesa, mentre nei monasteri e nei templi di tipo sia buddista che shintoista servivano per richiamare i monaci e con le loro vibrazioni favorivano il sentire di una spiritualità e di una migliore conoscenza del sé.
A livello popolare i taiko potevano aver anche una parte importante durante i matsuri, le festività tradizionali, e le rappresentazioni teatrali di kabuki, in feste e momenti di vita collettiva, più socievole e ludica.
Al di là del valore storico e dell’uso nella terra di origine, il gruppo Munedaiko sostiene che “il taiko attraverso le sue vibrazioni mira ad approfondire l’armonia dello spirito in risonanza con la mente”. La conoscenza e la pratica di questo strumento serve a favorire una migliore consapevolezza e conoscenza di se stessi in un equilibrio di energie fisiche ma soprattutto mentali.
Per il suo alto livello di professionalità, il gruppo è riconosciuto ufficialmente come collaboratore culturale dell’Ambasciata giapponese in Italia. Il gruppo è impegnato nell’insegnamento ma offre anche performance e concerti di taiko in diversi luoghi e paesi, con esibizioni di musica, teatro e danza di questa tradizione.
In sintesi, Munedaiko offre un’esperienza che apre al pubblico italiano una valida opportunità per conoscere e avvicinarsi a una pratica molto interessante e utile, in cui la tradizione dell’antico Giappone porta nuovi stimoli di vitalità e benessere.