"La danza della vita e della morte", collezione Ghiringhelli

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La danza della vita e della morte
foto della collezione Ghiringhelli

articolo di Gemma D'Alessandro

“La danza della vita e della morte” è rappresentata in questo paubhā nepalese degli anni 1970-80, dipinto secondo lo stile della nuova scuola “Newar Revival”. 
I paubhā  sono dipinti arrotolabili, realizzati su carta e stoffa, tradizionalmente di dimensioni medio grandi e dedicati a immagini del buddismo vajrayāna – ne abbiamo già accennato a proposito de “I quattro asceti
Il buddismo vajrayāna (“veicolo del diamante”) si affermò in India nell’attuale regione del Bihar e in Nepal alla fine del primo millennio dell’era comune - per poi espandersi dall’inizio del XIII secolo soprattutto in Tibet e in Cina, dopo l’invasione dei turco-afghani, che distrussero gran parte dei monasteri buddisti e costrinsero i monaci alla fuga dall’India.
Protagonista del paubhā è Citipati, “il signore dei cimiteri” una delle divinità guardiane di Vajrayogini, che non di rado si trova raffigurata all’interno dei monasteri himalayani. La divinità rappresenta, nella forma di due scheletri danzanti, il percorso di trasformazione di colui che giunge, con la meditazione, a superare l’attaccamento al proprio il corpo, ovvero l’illusione dell’esistenza di un proprio “sé” permanente e immutabile.

La danza rappresenta la gioia del risveglio e il superamento della paura della morte, considerata all’origine di tutte le afflizioni. I due scheletri si abbracciano - ciascuno ha tre occhi sporgenti con cui guarda l’altro – e, a dispetto degli altri simboli funesti tutt’intorno, quali teschi e carcasse di animali, essi sono pervasi da grande vitalità, persino da una certa ironia, espressa con le vivide decorazioni, come le corone d’oro sui crani, i drappi di seta verde, i gioielli incastonati di pietre preziose. Tra gli altri simboli di buon auspicio (aṣṭamaṃgala), si riconoscono nel dipinto le conchiglie (śaṅkha) su cui gli scheletri si sostengono con un piede e, in cima all’altare della danza, la ruota del dharma (dharmacakra), a indicare rispettivamente l’insegnamento del Buddha e il suo primo discorso. 
In basso, al centro, troviamo rappresentato Maitreya, il “benevolente”, noto anche come il “Buddha del futuro”. Nella posizione in piedi egli è il grande bodhisattva, pronto a venire in soccorso di tutti gli esseri viventi bisognosi sulla via del dharma.
In alto, sullo sfondo di un bel paesaggio himalayano, troviamo Lama Tsongkapa (1357-1419), con il tipico berretto giallo dei seguaci della scuola Gelugpa, la più importante nel buddismo vajrayāna, di cui Lama Tsongkapa è il capostipite. Indossano un berretto giallo anche i due suoi diretti discepoli più famosi, qui raffigurati alla sua destra e sinistra: Gyaltsab Darma Rinchen e and Khedrup Gelek Palzang.
Le altre figure terrifiche del dipinto sono forme diverse di Mahākāla, la divinità protettrice del dharma, oltre il tempo e i limiti della conoscenza che deriva dai sensi. Agghindate con corolle di teschi e in procinto di combattere, esse rappresentano la forza dell’insegnamento e tuttavia la sua pericolosità, se utilizzata per scopi di potere terreno.

Paubha, da Wikipedia, the free encyclopedia

Area: 
Subcontinente indiano
Data pubblicazione: 
26/10/2020