Scienza e magia nello sciamanismo nepalese: la karga puja (‘cerimonia dell’arma’)

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In Nepal lo sciamanismo, arcaica ideologia legata alle attività di caccia e raccolta, è sopravvissuto nei secoli sia al passaggio verso un sistema economico basato sull’agricoltura e sulla pastorizia, sia all’affermazione delle due grandi religioni asiatiche, l’induismo ed il buddhismo.

Lo sciamano, comunemente chiamato in Nepal bombo o jhakri, o con altri termini più specifici che appartengono al gruppo etnico di appartenenza, è il mediatore per eccellenza fra l’individuo e le entità sovrannaturali che reggono le sorti dell’universo. Il suo compito consiste nel cercare di risolvere i problemi concreti dell’esistenza, attraverso un contatto di tipo ‘estatico’ con il sovrannaturale.

Lo sciamano ricopre nella propria comunità funzioni di sacerdote, terapeuta, psicologo, divinatore, mago. Lo sciamano, quindi, agisce per il bene della propria gente avvalendosi di tecniche e rituali che, attraverso la modificazione del proprio stato di coscienza, lo proiettano nel mondo degli spiriti, dove incontra dèi, spiriti, demoni, antenati, forze della natura.

Fondamentalmente i rituali che lo sciamano realizza possono essere divisi in due gruppi di diversa importanza e complessità. Nel primo l’intervento del bombo è limitato alla recitazione di mantra, formule magiche ed incantesimi, accompagnati eventualmente da soffi o strofinamenti sulla parte malata. Spesso questo trattamento è di per sé efficace, ma qualora il disturbo si dimostri persistente il bombo decide di celebrare una cerimonia molto più complessa chiamata karga puja, o ‘cerimonia dell’arma’.

La karga puja si svolge solitamente nella casa del paziente e, diversamente dal rituale minore, viene celebrata di notte e richiede la partecipazione dei parenti più stretti del malato. Nel corso del rituale magico, lo sciamano combatte contro le forze malevole che si sono impadronite dell’ammalato e vola alla ricerca della sua anima, che può essere prigioniera di qualche spirito o vagare sperduta.

Il rituale sciamanico, che si compone di un sapere empirico intriso di magia, sortisce un effetto positivo non solo sul paziente, ma sull’intera comunità a cui essi stessi appartengono. Ne risulta che l’intervento dello sciamano viene perciò condotto a due livelli: un livello individuale tendente a ristabilire l’efficienza psicofisica del malato, ed un livello sociale con lo scopo di riaffermare l’integrità del gruppo.

Durante la relazione si cercherà di mettere in evidenza la particolarità dell’atto magico realizzato dallo sciamano nepalese.

   

Maurizio Romanò, psicologo psicoanalista, antropologo. L’autore, che dal 1986 al 1990 ha fatto parte di un gruppo di ricerca sullo Sciamanismo in Nepal (progetto coordinato dal prof. Romano Mastromattei e co-finanziato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, MIUR e ISMEO), ha realizzato numerosi filmati di rituali sciamanici. Nel corso della relazione sarà possibile mostrare materiale audiovisivo inerente il tema trattato.

Data: 
Lunedì, 28. Ottobre 2019 - 18:00
Sede: 
Museo di Arte e Scienza - via Quintino Sella 4 - Milano
Ciclo: 
Il Senso del Soprannaturale e della Magia in Asia
Relatori: 
Maurizio Romanò
Area: 
Regione himalayana