Centenario del Movimento del 4 maggio 1919

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articolo di Margherita Biasco

Centenario del Movimento del 4 maggio 1919: il movimento che promosse la prima rivoluzione culturale in Cina.

Il 4 maggio del 1919 si svolse a Pechino una grande manifestazione nazionale degli studenti contro la ratifica del trattato di Versailles che cedeva i diritti ed i privilegi che erano stati dei tedeschi nella provincia dello Shangdong ai giapponesi invece di restituirli alla Cina. In questo modo si sanciva di fatto l’insediamento del Giappone come potenza egemone in Cina benché questa fosse alleata dell’Intesa e seduta al tavolo dei vincitori. Tale decisone accese ancor di più gli animi già in fermento e per la prima volta la gioventù del paese, appoggiata dalla nascente classe degli intellettuali, diede vita ad una manifestazione antimperialista e antifeudale. Nei giorni successivi, dopo la repressione governativa, gli studenti ricevettero l’appoggio anche da altre classi sociali quali i commercianti, impiegati e lavoratori. La base sociale della protesta si ampliò a tal punto da costringere le autorità cittadine al rilascio di tutti i giovani arrestati e in seguito addirittura alle dimissioni dei ministri presenti alla riunione. I nuovi ministri nominati si rifiutarono di firmare il trattato, gesto importante ma senza conseguenze pratiche visto che il trattato venne ugualmente approvato.  Questo l’avvenimento storico, tuttavia Movimento del 4 Maggio da allora divenne anche il nome per indicare il movimento culturale che andò dal 1915 al 1921, definito anche Movimento per la Nuova Cultura, di cui la stessa manifestazione del 4 maggio era figlia.

In realtà fu al tempo stesso il punto di arrivo di tutto il dibattito che, come suddetto, aveva impegnato gli ambienti intellettuali e studenteschi dal 1911 in poi, e quello di partenza per ulteriori approfondimenti ed elaborazioni sui temi politici, culturali e sociali posti in discussione.  Il Movimento del 4 maggio fu un movimento rivoluzionario complessivo: vi fu un Movimento del 4 maggio nell’arte, nella letteratura, ma anche nella politica, nell’economia, nella filosofia, in tutti i campi della vita cinese. La peculiarità di questo movimento è il fatto che esso fu avviato da intellettuali e studenti, che temi artistici e letterari si confusero e mescolarono con quelli sociali e politici probabilmente trovando terreno fertile nella totale identificazione tra potere e cultura propria della tradizione filosofica confuciana, millenario pilastro dell’Impero. Per questo motivo esso più tardi è stato definito come la prima rivoluzione culturale cinese.

La nascente intellighenzia cinese nei primi anni del 900 di fronte alla decadenza del proprio paese visse una crisi ideologica e identitaria devastante, tuttavia in chi trovò la forza di reagire si fece strada imperiosamente l’idea che la rinascita della Cina dallo stato di depressione, divisione e colonizzazione in cui era sprofondata poteva avvenire soltanto attraverso il rinnovamento ideologico e culturale. Gli intellettuali che avviarono il processo rivoluzionario divennero i primi sostenitori e divulgatori delle ideologie democratiche e progressiste dell’occidente e dalla cultura dei paesi invasori trassero linfa vitale per l’elaborazione di una propria nuova cultura. In altri paesi la lotta contro la penetrazione colonialista ed imperialista passava anche attraverso la rivendicazione e la difesa della propria cultura, in Cina, ancora una volta in maniera del tutto peculiare, la cultura entrata a seguito delle potenze colonialiste fu, come abbiamo detto, strumento di riflessione e di rivolta. La rivoluzione del 1911, pur incompleta e fallimentare, aveva già introdotto e divulgato l’idea che la rinascita poteva avvenire solo con un cambiamento totale del sistema di governo e quindi con la nascita di una nuova società fondata su nuove ideologie, e furono proprio quelle che penetravano al seguito degli stranieri a essere fonte di ispirazione e di presa di coscienza. Gli intellettuali che si erano impegnati nella divulgazione delle nuove idee e nella lotta per la rivoluzione nazionalista, continuarono ad alimentarsi alle più diverse correnti di pensiero che aveva prodotto l’occidente: l’illuminismo, il darwinismo, il liberalismo, il pragmatismo, l’anarchia, e il marxismo.    

Per millenni la Cina aveva percorso un suo modello di sviluppo richiamandosi all’ortodossia confuciana che aveva per secoli retto il sistema basandosi sulla tradizione e sul mantenimento di essa. Secondo il pensiero confuciano il presente era tollerato solo per la sua aderenza al passato, il nuovo solo come emanazione del vecchio. La saggezza e la cultura erano sinonimo di vecchiaia, di conseguenza i giovani all’interno della famiglia, la cellula più piccola di tutta l’organizzazione statale imperiale, erano tollerati solo perché sarebbero stati gli anziani del domani. Quindi tutto ciò che scoprivano della cultura occidentale, storia, filosofia, letteratura ma anche la scienza, era nuovo e stimolante, lo interpretarono come il nuovo in contrapposizione con la vecchia ideologia confuciana, da distruggere sulle ceneri dell’Impero.

Gli intellettuali capirono che per salvare la Cina era necessario farla emergere dall’oscurantismo e dalle tenebre che l’avevano portata al collasso politico, sociale e all’ asservimento agli stranieri. Solo uscendo da quelle tenebre la Cina avrebbe potuto rialzarsi e liberarsi anche dallo straniero, quindi alla letteratura fu assegnato il compito di orientare l’ideologia di destinatari ben precisi: i giovani e le donne, che dovevano liberarsi dai rigidi ruoli stabiliti per loro all’interno della società confuciana, e gli oppressi, il proletariato nascente, i contadini, che dovevano tutti emanciparsi, uscire dall’ignoranza e essere formati ad una nuova cultura. L’opera letteraria a ciò doveva essere finalizzata.

 La rivista più influente dell’epoca che ebbe grande influenza tra i giovani non a caso fu chiamata Mensile della gioventù (青年杂志 –Qingnian zazhi), in seguito il nome fu cambiato in Nuova Gioventù (新青年 –Xin Qingnian) sottotitolato in francese: La Jeunesse, titolo che rendeva ancora più esplicito il suo programma.  Fu fondata da Chen Duxiu (1879-1942) ritornato in patria dal Giappone nel 1915, ebbe molti collaboratori e tra questi Li Dazhao (1888 -1927) che fu con Chen anche tra i fondatori nel 1921 del Partito Comunista Cinese (PCC) a Shanghai.

L’articolo di apertura della rivista, scritto da Chen Duxiu, era intitolato: Appello alla Gioventù (敬告青年Jinggao Qingnian) e divenne il manifesto programmatico della gioventù rivoluzionaria cinese. Si tratta in pratica di un inno alla gioventù, il cui valore dirompente può essere compreso solo in rapporto al pensiero confuciano. Questo infatti considerava la vita un lungo processo di formazione attraverso l’acquisizione della   cultura tradizionale -confuciana- che avrebbe dovuto formare i giovani per interagire con quel sistema sociale e al tempo stesso a perpetrarlo. La gioventù quindi era legittimata solo in funzione della sua successiva evoluzione all’età adulta, invece l’articolo inizia proprio con il rovesciamento di questa tesi:

I cinesi, per fare un complimento, dicono: “agisce come un vecchio, sebbene sia ancora giovane”; gli inglesi e gli americani dicono invece come incoraggiamento: “Resta giovane anche invecchiando”. E’ questo uno degli aspetti in cui si manifestano i differenti modi di pensare dell’Occidente dell’Oriente…La funzione della gioventù nella società è la stessa che ha una cellula fresca e vitale nel corpo umano. Nel processo del metabolismo ciò che è vecchio e consunto viene incessantemente eliminato per essere sostituito da ciò che è fresco e vivente…Se il metabolismo funziona bene in una società, questa fiorirà, ma se gli elementi vecchi e consunti riempiono la società, questa cesserà di esistere".

 Chen quindi procede incitando i giovani ad essere indipendenti e non servili, attivi e non passivi, cosmopoliti e non isolazionisti, progressisti e non conservatori, sensibili a ciò che è utile e non al formalismo, alla scienza e non all’immaginazione.

I giovani risposero entusiasti all’appello impegnandosi attivamente nel dibattito che gradualmente andò allargandosi. Dopo soli due anni di dibattito e di confronto, già nel 1917 la rivoluzione letteraria entrò in una fase più acuta e il 1918 viene considerato l’anno di nascita della nuova letteratura cinese con la pubblicazione del primo racconto scritto da Lu Xun, Il diario di un pazzo (狂人日记 Kuangren riji), che fu anche il primo racconto scritto in lingua volgare.

Nella storia della Cina il movimento del 4 maggio 1919 ha sempre indicato un periodo complesso e sofferto in cui fenomeni diversi come: l’insorgere di nuove correnti di pensiero, la rivoluzione letteraria, il movimento studentesco, le lotte dei lavoratori, il movimento di resistenza contro l’invasione giapponese, così come la ricerca di una nuova identità da parte di  coloro che non potendo più essere i letterati del vecchio crollato impero erano i nuovi intellettuali di una società da costruire, si mescolarono. All’inizio il movimento non fu omogeneo, e al suo interno molte e divergenti le idee, la lotta si radicalizzò con l’avanzata della penetrazione giapponese, la repressione e la guerra. Anche la nascita del PCC nel 1921 è conseguenza e diramazione di tale movimento. Va anche sottolineato che dalla nascita della RPC in poi i giudizi su tale movimento sono variati a secondo delle epoche storiche in dipendenza del fatto che fu un movimento iniziato da intellettuali. Mao ne riconobbe il valore, ma solo come transito o trampolino di lancio per le idee rivoluzionarie marxista.

La Cina in quegli anni fu pervasa da un fervore culturale senza precedenti, volendo esagerare forse non aveva conosciuto un tale momento di confronto dall’epoca delle 100 scuole filosofiche risalenti al periodo degli  Stati Combattenti (453 a.C. - 221 a.C.). Né ci sono stati movimenti paragonabili nella sua storia più recente, anche se durante la rivoluzione culturale (1966-1976) in alcuni articoli si faceva riferimento al movimento del 4 maggio, così come durante la protesta dei giovani di Tian An’men (giugno 1989) si inneggiò ancora una volta alla democrazia e alla scienza, come durante il movimento.

Infine il 4 maggio, giornata dedicata non a caso alla gioventù, il movimento è stato sempre ricordato strumentalmente alle esigenze politiche del momento. Quest’anno nel suo centenario non poteva non essere ricordato con una solenne cerimonia. Nella Sala del Popolo si è svolta una grande conferenza presieduta dallo stesso Xi Jiping che ha tenuto un solenne discorso riconoscendone il valore antimperialista e antifeudale e quello divulgativo delle nuove ideologie che portarono alla nascita del PCC e alla rivoluzione. Ha però sostenuto che oggi, dopo un secolo, la Cina è entrata in una nuova fase dove i giovani devono continuare ad impegnarsi con lo stesso spirito del 4 Maggio ma in chiave fortemente patriottica. Come dire: il loro impegno e ardore non deve essere sovversivo e anticonfuciano, come era il Movimento, visto l’attuale ritorno verso il confucianesimo, ma indirizzato verso la patria, la sua difesa, il suo sviluppo.

 

Data pubblicazione: 
26/06/2019