Ricordo di Sergio Noja Noseda

Il 31 gennaio 2008 è scomparso, in seguito ad un incidente stradale, Sergio Noja Noseda, uno dei massimi arabisti italiani e internazionali
Nato a Pola nel 1931, era Presidente della Fondazione Ferni Noja Noseda per gli Studi islamici e già Professore di Lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano e di Diritto musulmano presso l’Università di Torino.
Con le sue numerose pubblicazioni sulla storia dell’Islam, tra le quali: Storia dei popoli dell’Islàm in 4 volumi: I – Maometto, Profeta dell’Islàm; II – L’Islàm dell’espansione, dalla morte del Profeta all’ invasione mongola 632-1258; III – L’Islàm dell’immobilismo, 1258-1798; IV – L’Islàm moderno, dalla conquista napoleonica dell’Egitto all’ultima guerra del Golfo (di quest’ultimo è uscita la 2a edizione aggiornata a dopo l’11 settembre e la caduta di Baghdad), aveva avuto il merito di far conoscere ed interessare il grande pubblico alla cultura araba, che collocava in un contesto multiculturale, grazie alla sua profonda conoscenza non solo della lingua araba, ma anche dell’ebraico e di numerose altre lingue antiche e moderne.
Chi lo ha conosciuto non può dimenticare il suo eclettismo e la sua profondissima cultura che agiva ad ampio spettro, comparando culture e civiltà differenti, che per secoli avevano convissuto ed interagito. Si sapeva sempre da dove incominciavano le sue lezioni, ma mai su cosa sarebbero finite per la sorpresa dei suoi studenti, di cui riusciva a catturare l’attenzione affascinandoli ed aprendo le loro menti ad un mondo culturale che andava al di là della nozione accademica.
Molti dei suoi amici erano stati suoi studenti, rimasti legati a lui da un rapporto di affetto, grazie alla sua profonda umanità: di Sergio si conoscevano i difetti, ma ugualmente gli si voleva bene per certe sue tenerezze indimenticabili e per quel pizzico di follia e di sense of humour con cui affrontava con piacere la vita.
Recentemente era impegnato in un progetto affascinante, quasi una scommessa per lui: la preparazione dei materiali per l’edizione critica del Corano, mai realizzata sinora né in Oriente né in Occidente, di cui sono già stati pubblicati in collaborazione con François Déroche: Sources de la transmission manuscrite du texte coranique , I, Les manuscrits de style higazi; 1- Le manuscrit arabe 328 (a) de la Bibliothèque national de France; 2 – Le manuscrit Or. 2165 ( f. 1 à 61 ) de la British Library. La serie di questi facsimili sarebbe continuata – appoggiata da un comitato d’eccellenza riunito al Cairo – come The oldest Koranic scripts (the Prophet, the rightly-guided Caliphs and Umayyad Era), il primo volume dei quali era dedicato ai frammenti sparsi nelle varie biblioteche del mondo (The Fragments, 1,I). Con un accordo con l’Accademia Francese, si era recato nello Yemen dove, dopo decenni di chiusura, aveva avuto uno speciale decreto presidenziale con il permesso di fotografare e pubblicare alcuni manoscritti conservati alla “Casa dei Manoscritti” a Sanaa, nonché il permesso di prelevare alcuni campioni della preziosa pergamena per la datazione con il carbonio 14. Era apprezzato da principi arabi, ministri ed ambasciatori ed era uno dei pochi arabisti che sapeva muoversi in campo internazionale, nell’interesse esclusivo della scienza e della ricerca. Per i suoi meriti scientifici era stato chiamato a far parte del Comitato istituito all’ Università di Berlino, il Corpus Coranicum, per poter utilizzare i risultati di tutti questi suoi sforzi per la preparazione dell’ edizione critica di cui sopra.
Sergio lascia un grande vuoto nel mondo della cultura, ma soprattutto nel cuore di chi lo ha apprezzato e gli ha voluto bene.

Giuliana Malpezzi

- pubblicato il 3.02.08 in ricordo mondo-arabo